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Olimpiadi di Tokyo 2020: Yusra Mardini

Yusra Mardini è una nuotatrice della Squadra degli Atleti Olimpici Rifugiati, impegnata nelle Olimpiadi Tokyo 2020, la sua seconda olimpiade dopo Rio 2016.

Yusra è nata nel 1998, a Damasco, in Siria. Il nuoto ha sempre fatto parte della sua vita: suo padre nuotava, così come la sua sorella maggiore, Sarah.  

A soli, 14 anni, Yusra rappresenta il suo Paese ai Campionati Mondiali di nuoto, in Turchia. Tutto sembrava procedere per il meglio, Yusra inseguiva il suo sogno di diventare una campionessa olimpionica.

Troppo presto la sua vita viene sconvolta dalla guerra in Siria: le bombe non risparmiano nemmeno la piscina dove si allena. Anche la casa in cui vivono Yusra e la sua famiglia viene distrutta: i Mardini perdono tutto.

Un giorno, durante un allenamento in vasca, una bomba buca il tetto della piscina e sprofonda in acqua: la bomba è difettata, non esplode. Ma Yusra e Sarah sono costrette ad aprire gli occhi: non è un gioco, la guerra è reale, sono sopravvissute per ora, ma il pericolo è vero.

La fuga dalla Siria

Nell’estate del 2015 prendono la decisione più coraggiosa della loro vita: con un loro parente, iniziano il viaggio di fuga dalla Siria. Beirut, Libano, Turchia. Qui, sulle sponde del Mar Egeo, a Smirne, pagano degli scafisti.

Obiettivo: raggiungere la Grecia. Ormai lontani dalla costa l’imbarcazione viene bloccata dalla guardia costiera, e scortata di nuovo verso la Turchia. Poco dopo, mentre una tempesta si profilava all’orizzonte, tentano una nuova traversata verso l’isola di Lesbo, venti persone su un gommone che può ospitarne appena 9. La tempesta esplode, e il gommone, già appesantito dal carico di passeggeri, in balia delle onde e della pioggia, comincia a imbarcare acqua. Tutti cominciano a gettare in mare i propri bagagli: Yusra e Sarah, insieme ad altri due ragazzi, si tuffano in acqua, nuotando disperatamente per tenere in equilibrio la barca e salvare la vita di quelle persone. Uno sforzo sovraumano, da vere eroine, durato tre ore e trenta minuti, che permette di completare la missione: sono sulle spiagge greche, sono salve.

Il lungo viaggio verso la libertà non finisce lì, però. Dalla Grecia, Yusra appena diciassettenne e sua sorella attraversano i Balcani, passano per la Macedonia, e poi Serbia, Ungheria, Austria. Un viaggio per la maggior parte a piedi, a volte in treno, che le porta a Berlino, in Germania, dove finalmente trovano accoglienza.

Una nuova vita

Finalmente in salvo, finalmente libere di cominciare una nuova vita. Poco distante dal campo profughi in cui vivono, c’è un club con una piscina, il Wasserfreunde Spandau 04: qui le ragazze riprendono gli allenamenti di quella che oltre ad essere la loro passione è stata la loro salvezza, il nuoto. Poco dopo i genitori e la sorella più piccola raggiungono le due nuotatrici a Berlino: finalmente insieme, ottengono lo status di rifugiati.

Nel 2016 Yusra realizza il sogno di una vita: le Olimpiadi. A Rio de Janeiro debutta la nuovissima Squadra dei rifugiati: Yusra ne è parte. Una squadra fortemente voluta dal Comitato Olimpico Internazionale per mettere in luce la questione dei rifugiati e delle rifugiate in tutto il mondo. Una denuncia, ma anche un messaggio di speranza.

La storia di Yusra, il suo coraggio, la sua incredibile forza, l’hanno portata ad essere la più giovane ambasciatrice UNICEF.

Quest’anno Yusra prenderà parte alle Olimpiadi di Tokyo 2020 con la Squadra degli Atleti Olimpici dei Rifugiati: la guerra siriana non è ancora finita.

La bandiera della Squadra degli atleti olimpici rifugiati è stata presentata quest’anno, è arancione con una striscia nera orizzontale, per richiamare i giubbotti salvagente.

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